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Curiosità

Austerlitz (notte prima della battaglia) – La notte prima della famosa battaglia (1° Dicembre 1805), Napoleone accompagnato da alcuni ufficiali, da un drappello di cacciatori a cavallo e dal suo chirurgo, eseguono l’ultima perlustrazione del campo. Tornando verso la sua tenda passa attraverso gli accampamenti dei suoi soldati che lo riconoscono e lo festeggiano calorosamente. Napoleone anche a Sant’Elena ricorderà quel momento come il più bello della sua vita.

Guardia Imperiale - Per essere ammessi nella Guardia Imperiale, l'élite dell'élite, bisogna avere almeno cinque anni di servizio, essere stato segnalato per degli atti di coraggio e una condotta impeccabile. Questi guerrieri formidabili sono fermamente attaccati al loro Imperatore.

Divisa della battaglia – La sera prima della battaglia gli ufficiali indossano delle uniformi bellissime, con le piume, ogni tanto un mantello si apre e si vedono tutte queste decorazioni e questi alamari, questo luccichio d’oro … sono ufficiali che si preparano per la battaglia e non avranno tempo il giorno dopo per cercare l’uniforme buona, l’hanno già indossata. Per la battaglia ci si veste bene perché i soldati hanno bisogno di riconoscere gli ufficiali, e il loro prestigio è anche legato a come sono vestiti.

Il cane di Joséphine de Beauharnais - Joséphine (1763 - 1814), prima moglie di Napoleone Bonaparte, aveva un carlino chiamato Fortuna, che veniva da lei usato per mandare a Napoleone messaggi privati. Si dice che nella prima notte di nozze Napoleone si fosse rifiutato di permettere a Fortuna di dormire nel letto con loro e Fortuna lo avesse morso. Joséphine avrebbe allora detto: "Se il carlino non dorme nel nostro letto, neanch'io!". Da allora Napoleone condivise il suo letto con Joséphine e il suo carlino.

Letti da campo (prima della battaglia) – I soldati la notte prima della battaglia dormivano direttamente sulla nuda terra, magari sopra un po’ di paglia, se avevano la fortuna di trovarla …

Luigi Mascheroni - Più che un bibliofilo, era un collezionista. Più che uno studioso specializzato, un lettore onnivoro. Più che uno scrittore, un uomo che credeva nella scrittura. Di certo la passione di Napoleone Bonaparte per la lettura e per i libri - che si manifestò prima dell'interesse per l'arte della guerra e la politica - era immensa. Fu un lettore smodato, un accumulatore seriale di volumi, un «costruttore» di biblioteche (ne fece allestire una in ognuna delle sue residenze private: nelle librerie di Compiegne, Saint-Cloud, Fontainebleau, Trianon e delle Tuileries mise insieme 60mila volumi, mentre all'Elba, pur se in esilio, ne raccolse 2.378), uno che da giovane provò a dedicarsi all'export di libri (ma cambiò idea quando la spedizione di una cassa di volumi a Basilea non andò a buon fine), fu un prolifico autore di aforismi e l'autore del primo bestseller dell'età moderna: Mémorial de Sainte-Hélène (prima edizione 1822-23), vero livre de chevet della borghesia europea per alcune generazioni...Napoleone e i libri è un bel titolo (Henry Beyle, pagg. 40, euro 20). È di Ernesto Ferrero, sabaudo, napoleonico e uomo di editoria che allo studio della vita dell'Imperatore e alla diffusione dei libri ha dedicato l'esistenza. E in effetti, ce ne sono di cose da raccontare in materia. Ad esempio? Che il generale: 1) aveva idee molto chiare in campo editoriale: sulle orme di Aldo Manuzio, pensava di pubblicare una serie di edizioni commentate degli autori classici, a cominciare da Strabone, ma poi trovò altro da fare nella vita; 2) era un amante dei libri molto ordinato ed elegante: tutti i suoi volumi erano contrassegnati da un timbro ovale con al centro l'aquila imperiale circondata dalla scritta Cabinet de l'Empereur; 3) si può considerare il fondatore della comunicazione moderna («L'opinione pubblica è tutto», diceva), tanto che trasformò il Moniteur in un foglio di regime esemplare; 4) era un lettore curioso e vario (divorava trattati di tecnica militare, memorie di grandi del passato, manuali tecnici - perché vedeva sempre nei libri prima di tutto uno strumento di lavoro - oltre che libri di filosofia e letteratura) ma anche acuto e disinteressato, tanto che Ferrero fa notare quanto fosse portato alla critica letteraria: a Sant'Elena vergò un luminoso elogio dell'Iliade, strapazzò il Voltaire drammaturgo, fu il primo a dire che la storiografia è sempre quella scritta dai vincitori; 5) soprattutto - ecco uno straordinario punto a suo favore - disprezzava i «letterati». Narcisi, incompetenti, confusi e leccazzampe (era il primo a ridere degli eccessi dei suoi agiografi): «Ah, que les gens de lettres sont bêtes!» lasciò scritto.

Perosa Canavese (TO) - In una chiesa a Perosa Canavese (vicino ad Ivrea, dedicata a San Rocco, riposano Louise e Jenny dei Conti de La Tour-Maubourg, nipoti del marchese e Generale Gilbert du Motier de La Fayette, il francese che servì la causa dell'indipendenza americana.

Premonizioni - Lannes, Duca di Montebello, amico devoto dell'Imperatore, il solo che divideva con il maresciallo Augereau, il diritto di dirgli francamente in faccia tutto quello che pensava. Il 22 Maggio, giorno della battaglia di Essling, poco prima di recarsi sull'isola di Lobau, si fermò e strinse la mano di Monsieur Lannefranque e gli disse sorridendo tristemente "Arrivederci. Non tarderete probabilmente a venirci a cercare; ci sarà da fare oggi per voi e per questi signori" aggiunse indicando chirurghi e farmacisti che si trovavano con il famoso medico del'esercito che rispose "Questa giornata accrescerà ulteriormente la vostra gloria!". "La mia gloria! - lo interruppe bruscamente il maresciallo - Volete che vi parli francamente? Non mi sono fatto una buona idea di quello che mi aspetta: in ogni caso, qualunque cosa accada, questa sarà la mia ultima battaglia".
Ma lascia ancora più perplessi il racconto del giorno prima quando incontrando il valletto dell'Imperatore disse: "So bene, mio caro Costant, che sto per morire; desidero che il vostro padrone abbia sempre accanto a lui uomini devoti come me: dite all'imperatore che vorrei vederlo". In quel momento entrò Bonaparte, il maresciallo ricordò i suoi servizi all'imperatore e terminò con queste parole: "Non è per chiederti di prenderti cura della mia famiglia che ti parlo in questo modo, non ho bisogno di raccomandarti mia moglie e i miei figli, perché muoio per te e la tua gloria ti impone di proteggerli. Io non temo, nel rivolgerti questi ultimi amichevoli rimproveri, di far venir meno la tua benevolenza nei loro confronti. Hai appena commesso un grande errore e sebbene esso ti privi del tuo migliore amico, non ti correggerai: la tua ambizione è insaziabile e ti perderà. Sacrifichi senza riguardo e senza necessità gli uomini che ti sono più fedeli e quando muoiono non li rimpiangi. Ti circondi solo di adulatori, non vedo intorno a te nessun amico vero che osi dirti la verità. Ti tradirann, ti abbandoneranno; affrettati a por fine a questa guerra. E' il desiderio di tutti. Non sarai mai più potente di adesso ma potrai essere più amato. Perdona a un moribondo queste verità .... questo moribondo ti vuole bene".

Rivoluzionari francesi – Molti dei rivoluzionari francesi avevano combattuto al fianco degli americani contro gli inglesi. Ricordiamo Lafayette tra i più grandi. Ma tra questi non possiamo dimenticare Berthier, giovanissimo ufficiale francese della piccola nobiltà che in seguito affiancherà Napoleone (il quale disse di lui: ho trovato un pollastro e ne ho fatto un’aquila…). Napoleone lo farà infatti Capo di Stato Maggiore

Sua Altezza...(descrizione di Napoleone di Constant Wairy) - La fronte molto ampia e scoperta, capelli castani e non folti, soprattutto sulle tempie ma fini e docili al pettine. Gli occhi di un blu intenso, a volte dolci e carezzevoli a volte severi e anche duri, esprimevano le emozioni che lo agitavano in modo straordinario. La bocca era molto bella, le labbra regolari e leggermente serrate, soprattutto quando era di cattivo umore. I denti, pur non perfettamente allineati, erano sani e bianchissimi, non se ne lamentò mai. Il naso dalla linea greca, era privo di difetti e l'odorato estremamente fine. Nell'insieme la sua persona appariva gradevole. La testa piuttosto grande, misurava ventidue pollici di circonferenza, era allungata più che rotonda, un po' appiattita sulle tempie ed estremamente sensibile (dovevano inserire dell'ovatta all'interno dei suoi cappelli). Le orecchie erano piccole, ben fatte e aderenti al capo. Anche i piedi erano molto sensibili e per questa ragione facevano indossare le scarpe nuove a Joseph, un giovane addetto del guardaroba. Era alto cinque piedi, due pollici e tre linee (cm 168), aveva il collo leggermente corto e le spalle dritte, il petto ampio e poco villoso, le gambe ben tornite, i piedi erano piccoli con dita regolari, privi di duroni e calli. Le braccia erano solide e ben fatte, le mani molto belle, non deturpate da unghie trascurate, ne aveva una grande cura, come del resto di tutta la persona, ma senza affettazione. Si rosicchiava spesso le unghie ma senza eccesso: era segno di impazienza o di preoccupazione. Con il passare del tempo ingrassò parecchio senza per questo perdere l'armonia della figura, al contrario il suo aspetto era migliore nel periodo dell'impero che in quello del consolato, la pelle era diventata candida e il colorito sano. L'imperatore durante le lunghe ore di lavoro aveva un tic, un movimento nervoso: sollevava frequentemente e a scatti la spalla destra. Mangiava molto in fretta, in media dodici minuti, e la maggior parte delle volte mangiava da solo a un piccolo tavolo di mogano, senza neppure tovaglia. Il piatto che l'imperatore preferiva era una fricassea di pollo chiamata "pollo alla Marengo". Mangiava volentieri albicocche, lenticchie, cotolette, petto di montone grigliato, pollo arrosto. I cibi semplici erano quelli che preferiva ma era esigente sulla qualità del pane. Prendeva una mezza tazza di caffè dopo pranzo e una dopo cena, ma se era preoccupato, senza accorgersene poteva berne anche due. L'imperatore beveva solo vino Chambertin e di rado puro. Non prendeva precauzioni contro un eventuale avvelenamento (così come non indossava la corazza a prova di pallottola e pugnale). L'abitudine di mangiare velocemente gli provocava dei violenti dolori allo stomaco. Fu infettato di scabia durante l'assedio di Tolone da un artigliere. Durante tale assedio venne ferito alla coscia sinistra da un colpo di baionetta. Fu ferito ad un piede durante la battaglia di Ratisbona. Provava repulsione per tutti i medicamenti, e i pochi che prendeva erano il brodo di pollo, di cicoria e polvere di tartaro. Appena alzato beveva una tazza di tè o un infuso di foglie di arancio-

Waterloo - Tante e tante volte si è letto della battaglia di Waterloo. Fiumi di inchiostro, poesie e canzoni composte per raccontare in dettaglio ogni più recondito aspetto della stessa. Gli Inglesi la vedono in un modo e i Francesi la vedono in un altro, leggermente differente. La storia e la leggenda ci hanno consegnato un'immagine dell'esercito di Napoleone sconfitto e una del Duca di Wellington alla testa di un'armata vittoriosa. Napoleone portato via e imprigionato. Un giorno un gruppo di giornalisti si recò a visitarlo. Avevano ottenuto il permesso di fare un'intervista al famoso generale francese Napoleone Bonaparte. Anche se Napoleone era prigioniero, si comportava con dignità e guardò con occhi attenti il gruppo di giornalisti riuniti davanti a lui. Furono poste delle domande e furono date delle risposte. I giornalisti si annotarono ogni singola parola. Sarebbe stato un bel resoconto. Avrebbero raccontato ai loro figli e ai loro nipoti del momento in cui stavano di fronte al grande generale in quel giorno ormai distante. Improvvisamente, dal fondo della stanza, una voce, in un certo modo più gentile delle altre, fu udita pronunciare qualcosa: "Mon General - chiese il giornalista - ci dica perché gli Inglesi hanno vinto a Waterloo. Avevano un esercito superiore?" "No!" rispose Napoleone. "Avevano allora delle armi migliori?" chiese un altro giornalista. "No!" fu di nuovo la risposta. Allora il giornalista di prima chiese di nuovo, "Perché, allora, Signor Generale, gli Inglesi hanno vinto?" Gli occhi di Napoleone vagarono per la stanza. Il silenzio era così profondo che era quasi surreale. Si sarebbe potuto udire cadere la proverbiale foglia. Poi, lentamente, rispose: "Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti più a lungo".

Waterloo (teoria alternativa della sconfitta) – Berthier fu il Capo di Stato Maggiore di Napoleone in tutte le sue battaglie, tranne una: Waterloo … Secondo alcuni è la sua mancanza in tale occasione che farà perdere l’Imperatore …

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