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Progetto

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Quanti siti internet si richiamano a Napoleone Bonaparte? Quanti circoli, associazioni, club cercano di perpetuarne la memoria? Quanti libri sono stati scritti su di lui? Quante opere d’arte, quanti oggetti, quanti soldatini di piombo, quanti cartoni animati richiamano più o meno direttamente la sua figura? Quanti film l’hanno riecheggiata?


Il fenomeno, lungi dall’essersi arrestato, a poco meno di duecento anni dalla sua caduta continua a vivere di una carica propulsiva inesauribile. Si alimenta di se stesso, al punto che in Italia, appena pochi anni fa, N., lo straordinario romanzo sull’Imperatore di Ernesto Ferrero, vinse il più ambito dei premi letterari, per poi fornire lo spunto alla realizzazione di un ennesimo film di successo diretto da Paolo Virzì.

Le battaglie più note di Napoleone, da Austerlitz a Waterloo, vengono «ri-giocate» da appassionati di tutto il mondo. I giocattoli ne riproducono il mito. Abbigliamento e arredamento hanno conosciuto mode ispirate al suo personaggio. Ancora oggi esiste un mercato napoleonico, un business con un giro d’affari a tanti zeri.

Al di là delle profezie su se stesso fatte da Napoleone durante l’esilio a Sant’Elena, è innegabile che la sua opera abbia lasciato un segno nel tempo ben oltre quanto potessero immaginare i suoi avversari, alla fine vincitori. La loro, per certi versi, è stata una vittoria di Pirro. Non solo perché le idee liberali, le riforme legislative e amministrative, la creazione di nuovi modelli culturali borghesi hanno finito con il superare qualsiasi tentativo di restaurazione e ritorno al passato, ma soprattutto perché l’uomo ha qualcosa che supera le barriere del tempo.

Napoleone non è un eroe omerico, ma a suo modo è un archetipo pur essendo un protagonista della storia moderna. C’è qualcosa che lo fissa nel tempo, differenziandolo da altri grandi del suo tempo o di epoche successive.
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